Dipendenza da sesso e depressione

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Riconoscere e affrontare le proprie fragilità emotive e la propria depressione è un passaggio importante per risolvere i meccanismi di dipendenza da sesso.

Nel suo libro dedicato alla dipendenza da sesso*, la psicologa americana Charlotte Davis Kasl affronta le motivazioni principali che stanno alla base del comportamento sesso dipendente.
Una particolare attenzione è rivolta ai sentimenti negativi di scarsa autostima e depressione che spesso caratterizzano l’io più profondo di individui che poi manifestano una dipendenza sessuale.

In sintesi il dipendente da sesso ha una serie di convinzioni radicate (quelle che lei chiama in inglese core beliefs) che si traducono in corrispondenti azioni comportamentali (dalla Kasl chiamati operational belief)

Queste percezioni disfunzionali di sé possono essere riassunte come segue:

  • Convinzione radicata: io sono senza potere, in balia degli eventi.
  • Strategia operativa: io mi sento potente quando flirto o sono seducente; mi sento potente quando qualcuno è attratto da me; mi sento potente quando ho fantasie di amore romantico o conquista sessuale.
  • Convinzione radicata: Io sarò sempre solo e solitario.
  • Strategia operativa: Io non sono solo quando fantastico di relazioni romantiche.
  • Convinzione radicata: Io sarò sempre abbandonato.
  • Strategia operativa: Io non ho paura dell’abbandono quanto faccio fantasie sessuali.
  • Convinzione radicata: Mi devo vergognare del mio corpo che è difettoso e ripugnante.
  • Strategia operativa: Mi sento bene quando la gente intorno a me è eccitata dal mio corpo.
  • Convinzione radicata: Io non sono degno di amore.
  • Strategia operativa: Io mi sento degno di amore quando qualcuno mi desidera sessualmente, mi sento degno d’amore quando qualcuno flirta o mi ricerca sessualmente.

Man mano che le convinzioni operative sono messe in azione, i core beliefs che stanno dietro ad esse vengono dimenticati o relegati a livello inconscio. Questo in un tipico meccanismo di difesa psichico che tende a nascondere i ricordi e le percezioni che creano sofferenza all’io.

Si arriva spesso così a negare dolori passati, e una persona con un’infanzia difficile può convintamente affermare di averne avuto una serena o addirittura meravigliosa. In questo senso il meccanismo di difesa dal dolore psichico funziona anche se lascia dei core beliefs che minano l’autostima conscia dell’individuo.

Questa fragilità latente viene riattivata da situazioni di dolore psicologico quali: rifiuti, abbandono, delusione e solitudine.
Qui le emozioni depressive possono ripresentarsi in modo incontrollato e la persona è portata ad attivare, in un automatismo difensivo inconscio, le sue strategie comportamentali.

Tutto ciò per evitare di cadere in vissuti di sofferenza psichica, depressione e in generale di essere feriti nei propri sentimenti.

In questi casi si evita una potenziale situazione di panico emotivo spesso con modelli comportamentali di dipendenza reattivi ma alla lunga disadattativi, la dipendenza da sesso è un caso emblematico di questi meccanismi.

La sfida è far riconoscere al dipendente da sesso questi inner beliefs disfunzionali, e tutto il dolore associato ad essi, ma con l’obiettivo terapeutico positivo di andare oltre.
L’obiettivo appunto di mettere in discussione il sé fragile e boicottante per ricostruirlo su basi intime più solide ed appoggiate ad una sana e normale autostima. Questo per far sì che non vi sia più il bisogno di ricorrere a meccanismi di dipendenza come strategie difensive dagli stress emotivi che la vita presenterà in futuro.

*Nota: Women, Sex, and Addiction: A Search for Love and Power by Charlotte D. Kasl (1990)

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